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Tratto da: “Illustrazione del Popolo” – Supplemento della “Gazzetta del Popolo”, n. 5, 29 gennaio 1939, Anno XVII, pp. 8-9, Torino.


Trascrizione in formato digitale grazie a Enrico Luca Dacosta

Vita dei ventimila  in Libia

(tratto dalla rivista “Illustrazione del popolo", 1939)

Siamo appena tornati da una rapida corsa compiuta lungo la Litoranea per visitare i villaggi dei “20.000” e vivere, sia pure per poche ore, la vita gioconda e operosa dei nostri coloni. Siamo tornati ammirati e commossi. Se si pensa infatti che, con la trasmigrazione in massa di 1800 famiglie coloniche dal­l’Italia alla Libia - compiuta agli albori dell’anno XVII - si è più che raddoppiata. In un solo anno la popolazione rurale che era stata faticosa­mente attirata sulla Quarta Sponda dalla colonizzazione privata durante alcuni lustri (fino al 1937 le famiglie di coloni, in gran parte semplici salariati, erano solo 1299), questa prima tappa del piano di colonizza­zione demografica intensiva della Libia appare veramente prodigiosa.

Sul “Gebel Verde” cirenaico erano fino a ieri 340 famiglie coloniche: oggi ve ne sono circa 1300; fra un anno ne giungeranno altre 1000, e così di seguito negli anni successivi, finché - con lo sdoppiamento naturale dei poderi conseguente al progressivo accrescimento demografico - le terre della Libia Orientale ospiteranno 5000 famiglie, cioè 50.000 rurali Italiani. Nella Libia Occidentale le 150 famiglie coloniche esistenti fino allo scorso ottobre (non considerando quelle che lavorano nelle grandi concessioni) sono divenute circa 1200 e aumenteranno successivamente di numero, con ritmo accelerato, grazie anche al progettato fraziona­mento di una parte del latifondo in piccole proprietà.

Nel 1942, con l’attuazione del grande piano voluto dal Duce, gli Ita­liani in Libia, XIX Regione d’Italia, supereranno la cifra di 150.000 e la Quarta Sponda, valorizzata e potenziata dal lavoro e dalla tenacia della nostra gente, conseguirà integralmente la sua autarchia alimentare.

Percorrendo la Litoranea si ha veramente la sensazione che la Libia stia rapidamente cambiando volto. Ove prima erano la steppa, l’aridità e la desolazione, la terra appare dissodata e fecondata dalle acque che prodigiosamente sgorgano dal suo seno; le case coloniche e i villaggi - ispirati alle linee semplici ed. eleganti dell’architettura araba, dalla quale i nostri artisti hanno tratto i motivi del nuovo stile mediterraneo - costellano il paesaggio animato dalla vita intensa dei coloni, che fin dai primi giorni si sono posti al lavoro con fede e letizia, prendendo possesso di questa terra, che sarà loro e dei loro figli, come se vi dimo­rassero da anni, poiché tutto era stato predisposto affinché, appena giunti in Libia, i “ventimila” si sentissero veramente in casa propria.

Giungendo da Zavia, ad occidente di Tripoli, si fa il primo incontro, dopo circa 10 chilometri, col nuovo villaggio Oliveti, dedicato all’intre­pido aviatore romagnolo caduto eroicamente sul Tembien. Qualche chi­lometro verso l’interno, e a 3 chilometri dal villaggio Bianchi, che è stato notevolmente ingrandito, è il villaggio Giordani. Proseguendo verso Misurata, e oltrepassato Breviglieri - che sorge nell’interno fra Homs e Tarhuna ed è stato completamente ricostruito ed arricchito dl nuovi poderi -, si giunge a Misurata e successivamente ai due nuovi villaggi Crispi e Gioda. Si tratta complessivamente, nella sola Libia Occidentale, di oltre 1000 poderi a cultura irrigua, semi-irrigua e asciutta, sui quali fra poco verdeggeranno vigneti, oliveti, mandorleti, agrumeti, piantagioni dl grano, di leguminose, erbai ed altre culture minori, che consa­creranno definitivamente alla fecondità questa terra, oggi più che mai italiana e fascista.

Se si parte invece da Bengasi, per visitare i villaggi della Libia Orientale, e si percorre, sempre da occidente ad oriente, il “Gebel Verde” cirenaico fino a Derna, s’incontra sulla Litoranea, 21 chilo­metri prima di Barca, il nuovo villaggio Baracca; poi Maddalena, completamente ricostruito e ampliato di nuovi poderi; infine Oberdan, circa 20 chilometri a nord-est di Maddalena, e D’Annunzio, sulla Litoranea a 38 chilometri da. Barce. Fra D’Annunzio e Derna il Gebel è disseminato di case coloniche e di villaggi: Beda Littoria e Razza verso la costa; Battisti, Luigi di Savoia e Berta sulla Litoranea. Questa vasta opera dl colonizzazione, compiuta quasi integralmente in soli, sei mesi, ha richiesto un imponente complesso di opere e di fede, una tenacia di propositi e una eccezionale larghezza di mezzi.

Specialmente mirabile è ciò che si è fatto nella Libia Occidentale, la quale non gode, come il “Gebel Verde”, di pioggie frequenti e pertanto non aveva finora consentito la speranza di un qualsiasi piano di colonizzazione intensiva su vasta scala. Oggi essa è tutta costellata di pozzi artesiani, che gettano perennemente migliaia di metri cubi d’acqua all’ora, ed è intersecata da una rete di chilometri e chilometri di canalizzazioni.

Nè si è trascurata, dal punto di vista delle provvidenze idriche, la Libia Orientale, benché maggiormente favorita dell’Occidentale dalle precipitazioni atmosferiche. Per completare l’attrezzatura dei nuovi vil­laggi, sarà infatti costruito nel prossimo anno un grande acquedotto della lunghezza di 150 chilometri, servito da 50 chilometri di condutture e alimentato dalle acque delle sorgenti Ain Mara in provincia di Derna. L’opera costerà circa 70 milioni di lire. Si può veramente affermare che è stato tradotto in realtà il comandamento del Duce: “Sposare l’acqua al sole”. Il Governo ha provveduto inoltre alla costruzione di nuove strade e al riattamento di quelle esistenti, nonché alla costruzione delle linee telegrafiche e telefoniche.

Si è provveduto al diboscamento, dissodamento, decespugliamento dei terreni e si sono compiute tutte le altre opere necessarie per la trasformazione agraria, che in alcune zone ha richiesto lo spostamento di migliaia di metri cubi di materiale. Su queste terre sono sorti i villaggi candidi, luminosi, sorridenti di archi e verande, con la loro grande piazza delimitata dagli edifici pubblici - Chiesa, Municipio, Scuole, Casa del Fascio, ambulatorio, mercato, locanda - ove i coloni trovano conforto spirituale e assistenza materiale per la loro fatica.

La vita dei villaggi è serena e festosa, fervono nei campi i lavori agricoli, gli scolaretti con la borsa a tracolla si recano a scuola, le massaie accudiscono alla casa, al pollaio e all’orto, che circondano, con la stalla e la rimessa, - ogni casa colonica.

Abbiamo conversato con molti coloni. Uno del villaggio Bianchi, figlio di emigranti tornato in Patria dall’America latina, ci ha detto con rudi parole tutto il suo orgoglio di lavorare questa terra che presto sarà sua, poiché i contratti colonici prevedono, come è noto, il passaggio in proprietà delle terre entro pochissimi anni.

Scorgendo la luce che risplendeva negli occhi e nel volto di quel rurale, solido e abbronzato dal sole, pronto a maneggiare con la mano callosa il moschetto e la vanga con la stessa inflessibile decisione, ab­biamo sentito tutto il dinamismo di questa Italia fascista che affronta e risolve tutti i problemi e li inquadra nel grandioso programma di potenziamento della razza che, dopo la conquista dell’Impero, persegue ed attua con inesorabile ritmo.

L’OSSERVATORE