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OEA
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VILLAGGI
COLONICI |
Il
cambiamento nella politica di colonizzazione si ha a partire
dal 1937 sotto la guida del Governatore Italo Balbo.
Inizia un piano sistematico che prevede il progressivo trasferimento
in Tripolitania e Cirenaica di coloni da destinare alla trasformazione
del deserto in territorio coltivato. La migrazione più imponente
si ha il 29 Ottobre del 1938 quando ventimila persone vengono trasferite
dall' Italia alla Libia. In Libia operano sia l'ECL (Ente Colonizzazione
della Libia) che l'INFPS (Istituto Nazionale Fascista della Previdenza
Sociale).
Nel
maggio del 1938 Balbo annuncia il grande progetto di colonizzazione
demografica e in soli sei mesi con la mobilitazione
di 10 mila operai italiani e 23 mila libici i due enti costruiscono
decine di villaggi rurali e centinaia di case coloniche, strade
acquedotti e delimitazione di 1800 poderi. |

Partenza
da Genova |
Ogni fattoria è dotata
di una casa colonica, una stalla e un magazzino, gli appezzamenti
di terra variano da
15 a 50 ettari.
In italia vengono intanto selezionate le famiglie tra gli agricoltori
di famiglia numerosa. 228 da Rovigo,
223 da Padova, 211 da venezia, 135 da Ferrara, 119 da Vicenza,
101 da Verona, 100 da Treviso, 57 da Bari, 30 da
Foggia, 28 da Catanzaro, 23 da Ragusa, 20 da Siracusa, 19 da Catania,
17 da Caltanissetta, 16 da Enna, 16 da Cosenza, 15 da Reggio Calabria,
13 da Lecce, 8 da Messina.
La partenza
avviene dal Porto di Genova con 9 piroscafi ai quali si uniscono
altre sei navi a Napoli con
i coloni delle regioni meridionali. Il convoglio arriva a Tripoli
il 2 Novembre del 1938, ma lo sbarco avviene al tramonto del giorno
dopo e poi il trasferimento con camion ai vari villaggi. |

Arrivo
a Tripoli Novembre 1938 |
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Vengono cosi' popolati i villaggi : Oliveti, Bianchi, Giordani,
Breviglieri, nella provincia di Tripoli; Crispi, Gioda, nella provincia
di Misurata; Baracca, Oberdan, D’Annunzio e Battisti, nella
provincia di Bengasi.
Il patto colonico contemplava quattro periodi e cioè:
1) valorizzazione del fondo;
2) mezzadria;
3) usufrutto;
4) proprietà.
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Il primo periodo era di semplice attesa: il colono immesso nel
fondo non poteva trarre immediatamente i mezzi di sussistenza.
Riceveva da appositi enti, determinate
somme a titolo di anticipazioni, accollate poi al debito da scomputare. Le
anticipazioni avevano il carattere di assegni familiari e con esse il colono
doveva provvedere alle necessità proprie,
della famiglia e all’avviamento del fondo. Questo periodo aveva
la durata massima di tre anni. Nel secondo periodo, il colono, avendo
il fondo in produzione, non solo poteva
sopperire ai bisogni familiari, ma poteva iniziare i versamenti all’ente
bonificatore di una parte dei prodotti del fondo stesso, iniziando
così lo scomputo dei debiti. Questo periodo avrebbe avuto
una durata massima di cinque anni. A distanza di otto anni dall’immissione
del colono nel fondo, iniziava il terzo periodo del patto, previsto
per un massimo di due lustri. In questo spazio di tempo, il fondo
poteva entrare in piena produzione, dando così un reddito
stimabile con assoluta certezza.Ciò consentiva ai coltivatori
di smerciare in maniera sicura i propri prodotti. Il colono diventava
allora usufruttuario, disponendo
liberamente dei frutti, dai quali avrebbe detratto le quote di rimborso
del costo poderale. Il possesso effettivo sopraggiungeva con l’estinzione
dell’ipoteca per il residuo ancora eventualmente dovuto per
l’acquisto del podere.
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E CIRENAICA |
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