PAOLA NEGRIN ATTRICE ED AUTRICE DI TEATRO SI RACCONTA

Paola, puoi raccontarci il teatro ?

(Innanzitutto la solitudine)
Buio. Si sente solo un ansito cadenzato.
Ora un fascio luminoso stana due labbra serrate.
Poi l’intero volto. Gli occhi guardano avanti, nella direzione del pubblico.
Ma l’attrice non lo vede, anche se ne sa la presenza;l’intensità della luce che la colpisce è troppo forte.
Una mano entra nel cerchio luminoso e tasta leggermente il volto.
Il chiarore si diffonde alle spalle e al petto, che si solleva e si riabbassa.
Il respiro si fa più veloce.
La macchia di luce si allarga ulteriormente. Scivola sul ventre e sulle gambe.
La respirazione accelera.
Tra gli spettatori serpeggia un rivolo di inquietudine, si srotola un nastro d’ansia e lei ne tiene una estremità.
Quel nastro diventa una frusta quando la sua bocca si spalanca in un urlo.
Dopo, silenzio.
Mentre la sua mano percorre il suo stesso corpo, atterrita.
Incurva le spalle, si sottrae, tenta di rimpicciolire. Ma non c’è rimedio. E’ esposta in tutta la sua interezza.

La sua sostanza è emersa dal buio. La sua bolla di solitudine ora è sotto gli occhi di tutti. Sotto la lente d’ingrandimento degli spettatori.


Tra loro qualcuno non capisce perché si stia comportando così.
Qualcuno lo capisce benissimo.
Qualcun’ altro si annoia e sbadiglia.
Qualcuno è terrorizzato. Qualcuno è confuso. Qualcuno è turbato.
Qualcuno è infastidito.
Qualcuno si chiede o chiede al vicino: “Chi è?”