PAOLA NEGRIN ATTRICE ED AUTRICE DI TEATRO SI RACCONTA
Paola,
come hai iniziato?
“Non
voglio parlare di come e quando è iniziato tutto. Del perché è iniziato
tutto.
Ma ricordo un episodio, di tanto tempo fa. Una riunione di famiglia. Parenti
stravaccati sui divani. Dopo un pranzo.
Io, piccola, forse sette, otto anni, infilata dentro una calzamaglia rossa.
Metto un disco, “Il lago dei cigni”. A casa c’è tanta
musica classica…
Comincio a danzare, davanti a tutti. Improvviso passi e movimenti senza sapere
nulla della danza. Forse imito le ballerine che vedo alla TV.
Do un titolo a quello che faccio, “L’albero di Natale”.
Non mi ricordo se gli zii e le zie, mia madre e mio padre approvano.
Io continuo.
Non sono diventata una ballerina.
Sono stata Lady Chatterley, Fior di Pisello, Remedios, Splendore, Francesca
da Rimini, Olivetta, Lucia Mondella, Ofelia.
Qualcuno dice che un personaggio ti si cuce sotto la pelle al punto da non
andarsene più. Io frugo ovunque per rintracciarli, ma se ne sono andati
eccome.
Sono evaporati come fanno gli amori. Di loro non resta che l’ombra.
Ricordi, ma molto distanti.
Al punto che ti chiedi: sono stata Lady Chatterley, Fior di Pisello, Remedios,
Splendore, Francesca da Rimini, Olivetta, Lucia Mondella, Ofelia?
Tutto ha avuto (tutto ha) la consistenza del sogno.
I personaggi
interpretati i primi anni di lavoro rimanevano sempre un po’ all’esterno
di me, come un involucro, il trucco teatrale, una maschera. Una specie di protezione.
Li ho amati come si ama il primo amore. Con slancio, incoscienza e troppa leggerezza.